Oggi tocca a Mahler!

di Valerio Gori

Mi lamentavo di tanto in tanto del poco tempo a disposizione per ascoltare musica. Mi lamentavo perché lamentarmi mi piace un sacco. Non solo perché la considero una spinta propositiva verso il risolvere situazioni. A me, lamentarmi, piace a prescindere. Sono un lamentoso. Mica puoi stare ore a parlare di come vada tutto bene: sai che noia? No, se va tutto bene tronchi con un “va tutto bene”. Se invece puoi sfoggiare tutta la tua vena critica contro qualcosa, lì sì che il discorso si fa interessante davvero. E non immagini neppure i livelli di psicosi che riesci a raggiungere mentre ti fomenti dei tuoi stessi lamenti. Beh, stavolta mi lamentavo – come dicevo all’inizio – del poco tempo a disposizione che, dovendo essere sfruttato per mille attività (fra le quali annovererei anche l’oziare, che merita il rango di “attività” anch’esso), non mi lasciava molto spazio per lettura e musica. Non qualsiasi musica. In motorino ascolto l’iPod, ma insomma, si tratta di mezz’ora al giorno nel traffico di Roma. Non è un vero ascoltare, quanto piuttosto un creare interferenze ai vari clacson, sirene, urla, ecc.

Il mio lavoro mi concede una certa disinvoltura nel gestire il mio spazio personale, costituito da due scrivanie: quella fisica e quella virtuale del computer. La prima mi dà ben poche soddisfazioni. In fondo, non è altro che un’asse di legno su cui stanno poggiate scartoffie, documenti e telefono (e tutto il resto con cui decido di disordinarla in maniera squisitamente personalizzata). Il laptop, invece, qualche soddisfazione me la concede. Ed oggi, una in più: la musica. Dovendo lavorare (generalmente lavoro, non scrivo sul blog. Il tempo che mi concedo oggi fa eccezione), non posso spararmi gli AC/DC a palla nelle cuffie. Serve qualcosa di tenue, rilassante e senza parole. Cosa meglio della musica classica che, mio malgrado, sto trascurando in questi ultimi anni? Lo so, magari suonerà noioso o persino strambo sentire Rock anni ’70 la mattina e la sera e Beethoven & co. il resto del giorno (la scelta dell’autore è volutamente semplicistica. Avrei potuto scrivere Shostakovich ed al massimo alcuni avrebbero ricordato la jazz suite di Eyes Wide Shut, altri avrebbero pensato “certo che questo qua è proprio snob, perché non scrivere semplicemente Beethoven? Mo’ non è che uno, più ha il nome impronunciabile più è di nicchia!”. Quelli che davvero conoscono un po’ di musica classica, probabilmente, se ne sarebbero fregati comunque del nome, quindi non rientrano nella survey). Dicevo, magari suonerà strano, ma strano non è. Anzi, è perfetto. Posso riascoltare i brani che più mi piacciono senza farmi distrarre ed anzi ricercare quelli che non ho mai affrontato prima sentendoli e risentendoli a manetta (tanto, in 10 / 11 ore di lavoro ne ho di tempo per farmelo entrare in testa). Posso, in sintesi, sottopormi ad una sorta di ipnopedia huxeliana finché i “nuovi” brani non si insinuano nelle sinapsi e passo oltre. In questa maniera mi scorro autori interi o persino periodi musicali, scegliendo accuratamente secolo e luoghi geografici per mettere in ordine l’archivio di nuove conoscenze.

Già lo so che qualche amico commenterà con un semplice “è tornata la checca bohemienne” o giù di lì. E ci sta. Ma volete mettere che pace sentire il capo che ti avverte che devi rimanere a lavoro fino alle 22.00, con l’Italia che si gioca la qualificazione alle 20.45, ed invece che avere “Kill em all” dei metallica a spronarmi alla strage, posso fare spallucce e cullarmi con il terzo movimento della I sinfonia di Mahler? L’effetto è più o meno quello di una morfina leggera, leggera. Legale, però e sicuramente più a buon mercato. E non muore nessuno. Scusate se è poco!

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