La valigia perfetta

di Valerio Gori

La valigia è aperta sul letto.
Sono sicuro che esista almeno una scienza che ricerchi la perfetta composizione della valigia. Anzi, sono persino pronto a scommettere che è da tempi antichichissimi che ci si sia scervellati sulla soluzione del problema. Probabilmente persino qualche cavaliere della tavola rotonda – decisamente più saggio, seppur non realista – di sir Gawain avrà abbandonato la ricerca del sacro Graal per dedicarsi anima e corpo allo studio della formula per la “valigia perfetta” (cavolo, mica era comodo viaggiare a quei tempi!).
Come tanti altri misteri (pietra filosofale, arca dell’alleanza, e quanti altri solo Indiana Johnes abbia trovato) è rimasto senza un punto alla fine. Dopo cinque milioni di anni che l’Uomo è nato così come lo conosciamo noi (o, meglio, come non abbiamo difficoltà a riconoscerlo se passeggiamo nelle periferie romane) la valigia perfetta è rimasta una chimera, un enigma senza soluzione.
Il solo pensiero mi da il mal di stomaco… Ed io che faccio?
La valigia è ancora sul letto, aperta.
Se continuo a pensare, sicuramente non solo non avrò la “valigia ideale”, ma neppure una mediocre… Dovrò inventarmi qualcosa. Allora, partiamo con ordine. La composizione di ogni bagaglio deve tenere conto di: destinazione, durata, tipologia di viaggio, particolari necessità personali e, qualora per sconosciute congliunzioni astrali dovesse avanzare spazio (giusto per ipotesi), vizi.
Il problema si complica. Non so efettivamente dove mi fermerò. So da dove vado via, il che è qualcosa, ma non proprio molto. Cercherò di trovare qualcosa di altamente adattabile…
Durata? Un giorno? Una vita? Se fosse una vacanza, lo saprei, ma questo è un viaggio. Un viaggio dura finché lo si vuol far durare. Che razza di domanda è mai quanto sarà lungo il mio viaggio? Quanto vorrò!
Non continuo nemmeno. Sarebbe un’inutile perdita di tempo. Ci penserò su un po’.
La valigia – come non aspettarselo – è ancora sul letto, aperta e… vuota.
Porca miseria! Rischio di non partire per una stupida questione di lana caprina! Quasi quasi prendo le prime pezze che trovo e le infilo dentro senza pensarci e chi s’è visto s’è visto. Ma sì, che mi importa, giusto qualcosa per avere del peso in mano, qualcosa di pulito e fresco da indossare e la roba da bagno. Poi le scarpe. Sicuro. Ed asciugamani e lenzuola (non si sa mai dove si finisce). Magari un paio di camicie. No, almeno tre, altrimenti mi tocca portarle a stirare ogni settimana. Biancheria, cappotto, guanti, sciarpa. Qualche cosa da smagiucchiare se venisse fame durante il viaggio… Ed un paio di libri! Perfetto. Non pesa troppo, non manca niente di essenziale. Stacco una foto dal muro, l’unico ricordo che mi porterò con me, il mio vizio.
Splendido. Finalmente posso riposare tranquillo.
La valigia è chiusa!
Ma ho davvero bisogno di tutto questo? Vestiti, scarpe, saponi, biscotti… Oddio, solo il pensiero di riaprire quella scatola maledetta mi dà i brividi. Ormai è andata, non ho nessuna intenzione di scoperchiare il vaso di Pandora!
No, non riesco a darmi per vinto. La valigia è uno specchio, mostra quello che sei, di cosa vivi, di cosa non puoi fare a meno. È una catena che, senza neppure accorgertene, ti lega al luogo dal quale provieni, alla cultura che hai, ai cliché…
È una sorta di memorandum, che ti riporta alla mente i ricordi passati, i regali importanti, ti ricorda ogni volta che la apri da dove vieni, chi sei stato per tutti questi anni. Non è un fagotto da portare in giro per pochi giorni, è l’essenziale da avere con sè per una vita. È il passato che rimane con te, che ti accompagna e controlla.
È arrivato il momento. Finalmente si parte. Quanti i treni che partono… Ho sempre avuto uno strano rispetto reverenziale per i viaggiatori di treno. Non è particolarmente comodo, né veloce, ma ha in sè un fascino che nessun altro mezzo è in grado di eguagliare. Ricordo i miei giorni di interrail, le ore trascorse con gli amici fra i vagoni a giocare a carte, a bere qualcosa con gente conosciuta pochi minuti prima… Tutti con un biglietto e nessuna destinazione precisa. Ma sì, la stessa aria che si respira nelle stazioni è diversa, come se pregustassi già il cambiamento che ti avvolge i polmoni. Ecco il mio vagone! Uno come tanti, certo, ma fra qualche ora sarà diverso. Ci passerò tanto di quel tempo che non mi stupirei se iniziassi a chiamarlo “casa”.
Mi sistemo in cuccetta e mi addormento sorridendo.
La valigia è ancora sul letto…

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