Abruzzo: storia di una scampagnata

di Valerio Gori

Le foto di questa gallery sono state scattate durante una gita in Abruzzo. Più precisamente nel bel mezzo dell’Abruzzo, a quota variabile dai 1500 ai 2102 mt. Il nome della località è sconosciuto – se non ai miei compagni di viaggio, perlomeno a me. Contrariamente alle aspettative che mi vedevano associabile al lupo del cartone animato Disney la Spada nella Roccia, non ho avuto grosse difficoltà a salire. In realtà, neanche a scendere, essendo stato aiutato dalla gravità più del solito – sembra che abbia finalmente trovato un beneficio nell’avere qualche chilo di troppo.
Ero lì, sulla cima del monte a me ignoto che mi era costato ben tre ore del mio weekend di scalata (e ne sarebbe costate altrettante di discesa). Non era la fatica a farsi sentire, quella era ormai accumulata nei muscoli, pronta a spuntare fuori non appena mi fossi rilassato su un divano (cosa che prontamente avvenne al rientro). No, le gambe erano ancora calde, infaticabili. Ma questo calore qualcosa doveva pure alimentarlo… Così scoprii che per quanto abbondanti le colazioni potessero essere (ed avendo vissuto in Inghilterra so quanto lo possano), non sarebbero mai state sufficienti a spegnere la fame di un provetto scalatore improvvisato. Così, mentre scrivevo sul Moleskine le prime impressioni, contemporaneamente mangiavo qualsiasi cosa mi capitasse a portata di mano, organica e non.
Fortunatamente il pastore maremmano del rifugio (che, per campanilismo, i locali definiscono pastore abruzzese) sembrava comprendere che non gli convenisse contestarmi la prelazione sulle vivande. Ripeto, fortunatamente! Mi sarei sentito malissimo, una volta sazio, a prendere coscienza di aver triturato un povero cane. Tentava, nonostante tutto, di impietosire con lo sguardo-da-gatto-con-gli-stivali qualche meno famelico passante. Senz’altro un esempio di come gli occhioni dolci non sortiscano sempre l’effetto desiderato…

Guardando in basso, vedevo il sentiero calpestato, metro per metro, e mi stupivo di come ce l’avessi effettivamente fatta. Iniziai persino a covare il dubbio che il mio organismo avesse cancellato dalla memoria i ricordi in cui il dolore e la fatica risultavano traumatici. Un po’ come funziona con le donne ed il parto. Loro, senza questo espediente, non sarebbero mai tanto snaturate da soffrire tutto quel calvario per più di una volta. Io, dal mio canto, non sarei stato tanto incosciente da mettere nuovamente alla prova le mie gambe con la discesa.

Tornato a casa, questo è stato il risultato. Questo e qualche vescica sotto i piedi, in effetti…

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