Innovazione all’italiana

di Valerio Gori

ovvero una geniale trovata per non diventare efficienti

Mi trovo alle prese con l’implementazione dell’efficienza tutti i giorni. Ci scrivo la tesi. L’idea di base – che mi è stata giustamente insegnata nel corso di Operations Management – è quella di trovare un problema, definirlo, misurarlo, analizzare i dati, trovare una soluzione e controllarla (il cosiddetto DMAIC). Questo nel metodo Americano, Giapponese, Nordeuropeo e di tutte le culture con approccio diretto ai problemi…

Mi trovo alle prese con i mezzi pubblici di Roma tutti i giorni. Abito in periferia. Non in quelle periferie da palazzoni con 30 famiglie dentro, nè in quelli con le scritte sui muri; ma nemmeno quelle fortunate sotto le quali corre la metropolitana. Abito in una periferia di quelle comuni e, come tutti quelli che non hanno la fortuna di vivere al centro (o di trovarsi sotto casa una fermata della Metro), la mobilità è da sempre un problema di una certa rilevanza. Prima di poter guidare la macchina, la notte bisognava scomodare genitori, fratelli, cugini, amici più grandi o chiunque altro per poter tornare a casa. Oppure ci si portava il pijama e ci si appoggiava da qualcuno che abitasse in zone più centrali. Ed anche con la macchina, il problema non è certo risolto. Volendo (od essendo costretti ad) evitare di stare incolonnati nel traffico, di fare ginnastica a forza di premere la frizione, di spendere patrimoni ed eredità in parcheggi e multe l’alternativa diventa davvero avventurarsi nella giungla dei mezzi pubblici.

Qualche tempo fa un turista giapponese mi chiese dove potesse trovare gli orari ai quali l’autobus che aspettava sarebbe passato per quella fermata. La mia risata fu smorzata solamente dal senso di desolazione che provavo nel ricordare che, in ogni Paese nel quale abbia vissuto negli ultimi tempi, quella tabella esisteva davvero e veniva rispettata con margine di pochi minuti. Alla fine, il povero malcapitato dovette attendere una mezz’ora sotto il Sole, indeciso se io lo stessi prendendo in giro (non sembrava convinto della possibilità di non avere un sistema che prevedesse il passaggio dei mezzi a scadenze prestabilite) e se effettivamente il suo autobus passasse di lì.

Pochi giorni fa, trovandomi ad aspettare una buona quarantina di minuti in attesa che il 765 mi riportasse a casa, presi ad intrattenermi con un simpatico signore lì vicino, anch’egli in attesa. Mi spiegò che, grazie ad un GPS era possibile rintracciare gli autobus e, quindi, essere a conoscenza dell’approssimativo tempo di attesa attraverso un qualsiasi congegno collegabile ad internet. Perciò, di lì a presto, mi spiegava, mi avrebbe lasciato da solo ad aspettare, giacché il suo autobus era in arrivo, mentre il mio non era neppure al capolinea. Il tutto facilmente riscontrabile sul suo Blackberry.

Il servizio si chiama Atac Mobile, usufruibile gratuitamente al sito www.atacmobile.it. La dimostrazione di come, invece che risolvere la questione della puntualità dei mezzi di trasporto pubblici, si sia attaccato il problema alle spalle, lasciando che il cliente si adatti alle problematiche dell’Atac, piuttosto che l’Atac alle necessità del cliente.

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