Shankaboot

di Valerio Gori

Di serie ne è piena la televisione, dagli storici Simpsons (e, meno brillanti e meno storici, Griffin), a quelle divertenti come Big Bang Theory e How I Met Your Mother, che cercano di accaparrarsi il favore dei telespettatori malinconici, speranzosi in un ictus amnesico per potersi rivedere tutto Friends senza ricordarsi di averlo già guardato e riguardato fino alla nausea, a quelle per adolescenti – traduzione televisiva di quello che le boyband sono state per la musica – come O.C. e simili, eccetera eccetera. Piuttosto recentemente il successo delle serie televisive ha portato chi non era in grado, per un motivo o per l’altro, di trasmetterle su canali televisivi, a tentare la fortuna via Internet. Questo è il caso di Freaks, webserie demenziale, vincitrice del Telefilm Festival 2011 come miglior serie italiana, che molto deve alla cugina britannica Mistfits ed all’americana Heroes. Nello stesso momento, nasce sul web un progetto del tutto particolare che si è recentemente guadagnato un posto di tutto rispetto nella storia degli sceneggiati: Shankaboot.

La trama è semplice, quasi banale. Un ragazzo delle consegne gira per Beirut con il suo motorino – appunto, Shankaboot – fungendo da espediente per mostrare la vita nella capitale libanese. La telecamera lo segue, spingendosi dentro le magnifiche case della classe alta, ma anche nei bassifondi, fotografando la quotidianità di una nazione dal futuro ancora incerto fra possibilità di crescita, contraddizioni, vecchie tradizioni da secolarizzare e corruzione. Una serie “vera”, che riprende quello che un Suleiman (il nome del ragazzo delle consegne) qualsiasi potrebbe raccontare. Ce n’è per tutti i gusti: da chi ama il Medioriente e può apprezzare ogni episodio quasi fosse un documentario sociale, a chi cerca serie sempre nuove che possano stuzzicare la propria curiosità. Shankaboot non è solo la novità in fatto di sceneggiati, ma è soprattutto la dimostrazione, ancora una volta, della preponderanza di Internet nel Medioriente su qualsiasi altro mezzo di diffusione delle informazioni. Rappresenta una serie giovane per una generazione giovane, molto meno lontana da noi di quanto non si tenda a credere. Cerca di mostrare il futuro attraverso gli occhi di chi, quel futuro, dovrà costruirlo. Mostra, alla fine, un Medioriente in continuo cambiamento che vale la pena di conoscere e provare a capire. Magari cominciando proprio da qui (premere CC in basso a destra per i sottotitoli in inglese).

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