Chi di voi ha peccato, scagli la prima pietra

di Valerio Gori

Questo non è un post teologico. Nonostante ciò, però, è un post morale e sociologico. In realtà, non ha nulla a che vedere con la lapidazione, che ritengo una pratica barbara tanto da non meritare neppure un chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei (Giovanni 8:7), quanto piuttosto un non si scagliano pietre, punto! Assumendo la buona fede di Gesù, posso immaginare che, per quanto carisma avesse, eliminare una deontologia acclamata (Duteronomio 17:7) non gli sarebbe stato affatto possibile e così salvò quella Maria, pur non salvandone tante altre che si susseguirono nel corso dei secoli.

Tuttavia, se consideriamo l’affermazione come è stata poi sfruttata diverse volte, a quel punto mi trovo in dovere di schierarmici apertamente contro. Difatti ammettere come principio morale di comportamento il non scagliarsi contro qualcuno perché comunque in qualche occasione anche il più probo degli uomini ha sbagliato porta a due errori imperdonabili:

1. La mancanza di gerarchizzazione del peccato (non per forza religioso, anzi, da laico, lo considero nei confronti della società). Io ho evaso 50.000 euro di tasse, tu hai fatto bancarotta fraudolenta mandando per strada 200 dipendenti e siamo entrambi peccatori.

2. L’omertà che si viene a creare. Se non scaglio pietre perché io stesso ho peccato in qualsivoglia grado, nessuno scaglia più pietre e nessuno è più tacciabile di reato.

In una società libera è importante che chiunque possa dire al bue che questi è cornuto, anche se egli stesso lo è a sua volta. Citando ancora la Bibbia, seppure mi trovassi un trave nell’occhio, dovrei poter (e sarebbe giusto che lo facessi) criticare la pagliuzza nel tuo. Difatti, il mio essere (o essere stato in torto) non giustifica il tuo. La società tende e deve tendere al miglioramento e questo si ha solo attraverso il palesamento di ciò che vi è di negativo e la correzione di questo. Accordare a chi sbaglia il lusso di essere “uno fra tanti”, al contrario, dirige la società verso la recessione morale e culturale. E, naturalmente, fa il gioco di chi, fra tutti, sbaglia di più.

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