Avanti Popolo, alla riscossa. Bandiera verde, bandiera verde

di Valerio Gori

Di idee mal poste e poi rinnegate, gli esponenti della Lega ne hanno il cilindro pieno. Capita che se ne escano con fazzoletti sporchi che, dopo una tirata di redini, vengono prontamente trasformati in colombe. Tuttavia ritengo che un trucco da circo non sia sufficiente a cancellare il fatto che, effettivamente, gli stracci luridi ci fossero e ci sono. Difatti, cercando di essere un elettore responsabile, non mi sentirei mai di dare un voto a offre un giro di casa dopo aver chiamato una ditta a ripulirla da cima a fondo: saprei per certo che, dopo un mese o due, la lordura tornerebbe a galla e, per qualche anno, non ci sarebbe modo di evitare ai suini di pascercisi dentro.
Il 22 Agosto 2011, il Ministro Calderoli dichiarava:

L’idea è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all’imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L’informatica oggi può aiutarci molto, e l’obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il fisco, da certi leasing alle società di comodo. (Marco Cremonesi, Wall Street Italia, 22 Agosto 2011)

In poche parole: una tassa patrimoniale sui “ricchi”. Nulla mi ha stupito di meno della smentita/precisazione con cui l’idea è stata poi ripresentata pochi giorni dopo. Il sole verde delle alpi non è nuovo a buttare in piazza idee populiste per poi sciacquare i panni nel Tevere. Perciò dall’idea di tassare chi possiede beni di lusso, così da catturare nelle reti anche coloro che hanno evaso indirettamente il fisco, si passa ad una non ben specificata idea incentrata unicamente nello stanare gli evasori. Come spiegano Di Girolamo e Marro, “la tecnicalità del provvedimento è ancora da definire” (Corriere della Sera, 30 Agosto 2011). Più o meno, quello che il Ministro Calderoli sta facendo è quello che, nella Napoli di fine ‘800, si definiva con l’ordine facite ammuina: un gran chiasso, una moltitudine di dichiarazioni, basate su intenzioni non ben definite.

Anche prescindendo dal cambio delle carte in tavola, quello che preoccupa è il fatto che un governo che si definisce liberale possa avallare proposte che mirano alla demonizzazione della proprietà privata. Neppure servono commenti sulla necessità di trovare un capro espiatorio alla crisi. Grazie al Cielo il periodo storico è differente, ma la stupidità di una mossa in tal senso si è già vista verso l’etnia ebraica nella Germania della prima metà del XX sec. Se il rischio di leggi razziali è debellato, quanto ancora perché la stessa mentalità social-populista faccia la stessa fine? Purtroppo puntare il dito verso “i ricchi” è facile, soprattutto se si cerca l’approvazione delle masse che, di barche, cavalli e super berline non ne conosce nemmeno il prezzo. La domanda che sorge spontanea, però, è: vogliamo davvero, in un Paese che basa la propria economia sulla produzione di beni di lusso, additare chi li possiede come untori?

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