Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Mese: settembre, 2011

La televisione non è spazzatura: basta cambiare canale

by Valerio Gori

Questo post arriva un po’ in ritardo: difatti il periodo in cui chiunque si sentiva possessore morale di una lettera di corsa che lo spronasse ad inveire contro qualsivoglia palinsesto è ormai passato in sordina. Che poi, la base dei contestatori, era la più varia e divertente, da coloro che contestavano Barbara d’Urso pur non mancando mai all’appuntamento pomeridiano con De Filippi fino a coloro che seguivano l’Isola dei Famosi, pur snobbando il GF (o viceversa). In realtà, non ho mai compreso fino a che punto si trattasse di vera insoddisfazione e quanto di farsi prendere la mano dalla pratica radicata in noi di lamentarci guardando tutto dall’alto. Già, in Italia più ci lamentiamo, più ci sentiamo nella posizione di poterlo fare, e non viceversa. Ogni volta che pensavo a questi arbiter elegantiae, non riuscivo ad evitare di pensare ad una scena cui assistetti in una macelleria della periferia romana, dove,  il proprietario, con pancia, canotta e perfetto accento romanesco (con tanto di voce roca) urlava alla televisione, visibilmente rivolto allo skipper di Luna Rossa “Ao, ma ‘a voj cazza’ ‘sta randa o se famo ‘n tuffetto?”. Chiaro esempio di giudizio tecnico da parte di personale specializzato.

Ormai se ne trovano pochi a scagliarsi ancora contro la tv, come se ci si fosse stancati di ripeterlo, tanto, ormai, si sa che è “spazzatura“. Certo, nel tempo capita che qualcuno rispolveri lancia e Ronzimante e torni a combattere contro lo scempio culturale perpetrato dalla televisione, ma sono casi sempre più sporadici. Come già detto, però, non è che sia cambiato il giudizio: chiedendolo in giro, tutti direbbero la stessa cosa, ovvero che le trasmissioni della tv italiana sono inguardabili (in aperto contrasto con la statistica che, a palmi, li vedrebbe tutti davanti al televisore).

La domanda/risposta rivolta a tutti coloro che pensano che la televisione sia spazzatura: ma avete provato a cambiare canale? In particolare coloro che hanno il digitale terrestre e, perciò, la possibilità di vedere canali come Iris, Rai4, Rai5, La5, etc. ma anche coloro che semplicemente dimenticano che esiste La7. Avete pensato che forse invece che nel dibattito su quale sia il Telegiornale migliore potreste inserire Tg La7 di Mentana e RaiNews24? E che i bei film non si affittano e basta, ma si guardano su La Valigia dei Sogni, Iris, ecc. o che i documentari esistono e sono fatti davvero bene su Missione Natura (sempre La7) o, per chi voglia scoprire i tesori artistici dell’Italia, c0è sempre Note d’Arte (Iris)? Che per guardare senza seguire, ma lasciarsi intrattenere ci sono un’infinità di alternative, dalla cucina di Cuochi e Fiamme ad ah(i)Piroso, a NDP, etc.

Il problema è che IRIS ha uno share più basso dell’1%, La7 ha raggiunto picchi dell’8%, ma si attesta intorno al 3%, contro il 10%-15% (e persino 20%) di Rai e Mediaset. Cambiare canale non solo migliorerebbe l’umore, facendoci scoprire che la televisione, in Italia, è ancora in grado di produrre qualcosa di più che buono, ma costringerebbe le emittenti principali ad adeguarsi al buongusto.

Perché Berlusconi perderà le elezioni

by Valerio Gori

“Perché Berlusconi perderà le elezioni” non è un titolo provocatorio. Non sottoscrive speranze e questioni personali. Considera meramente un errore del premier che lo porterà alla sconfitta: il lifting. Ieri sera in diretta su RaiNews il primo ministro parlava ai giovani di Atreju. Non ho mai capito davvero per quale motivo un politico debba andare a prendere standing ovations da chi, sempre e comunque, lo appoggerà e voterà con religiosa passione, ma non importa. Il punto è l’estetica: Berlusconi appariva come un misto fra papa Benedetto XVI (del quale condivide la presenza di adepti, a quanto pare) e Patty Pravo (della quale supera di gran lunga il libertinismo): un’anziana persona, un po’ rotondetta, con la pelle stirata all’inverosimile. Gli occhi rimpiccioliti, ridotti a due fessure, per avere palpebre stese, la fronte liscia liscia, il naso storto e, soprattutto, nessuna espressione. Non si parla solo di luci di scena, ma di assenza di contrasto nel volto. Non una ruga, non un’ombra umana.

Non molto diverso da una maschera alla Vanilla Sky, in realtà. E se anche a voi questa metteva ansia e timore, quella di Berlusconi non farà un effetto tanto migliore: è un viso che imperscrutabile, che non trasmette nulla, che non si sa cosa pensi, cosa aspettarsi.

In una campagna elettorale che, se sarà in linea con quelle passate, sarà poco incentrata su programmi politici e molto sul “sapersi far volere bene”, una candidato privo di espressività è una persona della quale non è facile fidarsi. Non ci si riesce ad impersonare in chi neppure sembra umano, non sembra proprio “uno di noi”. Ed ecco che quel lifting esagerato va perciò contro il modo stesso di fare politica di Berlusconi (quello, per intendersi, in cui il premier cambia copricapo e si mischia con qualsivoglia categoria popolare). Nessuno ascolterà le parole, ma tutti vedranno una maschera di cera che, goffamente, proverà a farsi accettare come uno di famiglia da quelli che, le rughe, ce le hanno eccome, persino prima del dovuto. E perderà.

In ufficio a Bangalore

by Papagena

Giorno III a Bangalore. Sono in ufficio, un paio di stanze in un palazzo carino nel verde. Davanti a me un cantiere immobile, alla mia sinistra, un’aquila grida da un tetto. Mi sembrava familiare il suo richiamo, ma un’aquila? Un’aquila così, sul tetto di un palazzo in una città sovraffollata? La mia prima aquila!! Mi emoziono.
Il mio capo sembra molto orgoglioso dei successi del suo ufficio, io, sinceramente, non capisco ancora in cosa consista il mio lavoro. Mi avevano detto ricerche di mercato, ma a quanto pare non tocca a noi di Bangalore, ma alla sede centrale, che si trova a Mumbai. Qui si organizzano solo incontri b2b, convegni e visite alle istituzioni e alle università della città. Cose noiose, vero, ma chiamare le amministrazioni indiane può essere davvero eccitante. Anche perché nella maggior parte dei casi non so se sto chiamando uomini o donne, non ho idea di cosa significhi il loro grado o ruolo, non so neanche in che lingua mi risponderanno. In ogni caso, nelle prossimi due giorni devo imparare; entro venerdì ci sono da chiamare un centinaio di aziende, e venerdì sarò anche sola in ufficio. Si perché questo posto sgarrupato è la famosa silicon valley dell’India. Una città con infrastrutture nettamente superiori alla media (!), università di eccellenza e piccoli geni dell’informatica. Tutte le principali aziende IT hanno una sede qui, e danno lavoro a più di 500 000 persone. A fine mese, una delegazione italiana sarà accompagnata (da me!!) a visitare le loro sedi, auspicando che da questo incontro siano stabilite collaborazioni tra i paesi. Ora, so che voi che lavorate nell’It e nelle biotecnologie e che avete famiglia e figli mi odierete per questo, ma pare che l’India sia un mercato importante, quindi non datemene la colpa.
Il mio ufficio si trova vicino ad un mercato rionale. Ho 150 rupie a disposizione per pasto (che di solito ne costa 25) e ho deciso di dedicare la mia pausa pranzo alla scoperta della cucina del sud. Per ora ho assaggiato il tali e i famosi masala dosa. Il primo consiste in un piatto di riso e puri, con dahl, curry e brodi vari. C’è anche una ciotolina di riso allo yogurt, ma a me non piace molto. Si mangia con le mani, anzi con la mano destra, perché la sinistra qui serve solo a farsi il bidet. Io non sono ancora molto pratica, ma conto nei prossimi tre mesi di diventarlo – immaginate che effetto può fare a chi mi osserva vedermi mangiare sull’asciugamano del bidet.
Puri o poori è una frittellina di burro e farina. Buona! Soprattutto con il curry. Dahl sono fondamentalmente lenticchie. Il dosa, invece, è una crepe di lenticchie fermentate, ovviamente fritta. È davvero buona, ma pesantissima. Masala dosa non è altro che la stessa frittellina ripiena di patate e spezie. Deliziosa, ma troppo troppo pesante. Mi mancano da assaggiare il Ragi (un cereale scuro, con cui si fanno palline di tipo-pongo), idli e vada – e poi chissà quant’altro!! Oggi a pranzo cucina veg con i colleghi indiani – vi terrò aggiornati! – Papagena