To Hitch

di Valerio Gori

Non bevo whisky. Nemmeno whiskey. E neppure bourbon, se è per questo. Non bevo nessun distillato che faccia parte della famiglia, per farla semplice. Non mi piacciono, ecco tutto. Tantomeno brindo ai cari estinti. Figuriamoci se non sono neppure cari. C’è chi lo fa. Non io. Non capisco questo alzare i calici in memoria di chi è defunto. Alla salute – mi sembra ovvio – non ha senso far riferimento, avendo questa, per definizione, abbandonato l’oggetto in questione. A cosa allora? Si tratta forse del bisogno di condividere il proprio intimo e personale ricordo del morto con qualcuno che, presumibilmente, non ha nulla a che farci? Non credo di capirlo. In ogni caso, non è il mio modo di fare. Io non brindo ai (cari) estinti. Io brindo alle cose belle. Su quelle brutte preferisco bere da solo.

Stasera ho sorseggiato un bicchiere di Johnnie Walker Black Label in ricordo di Christopher Hitchens. Non ho mai letto alcuno dei suoi libri. La mia conoscenza diretta sul suo lavoro si riduce a qualche articolo (o pezzi di articoli) e sporadiche apparizioni televisive registrate su YouTube. In definitiva era per me un liberale apertamente in contrasto con qualsivoglia dogmatismo. Una semplificazione esagerata, ma sufficiente. Faceva sempre piacere sapere dell’esistenza di persone di buon senso a portare avanti idee ragionevoli. E finiva lì. Quando l’ho conosciuto appena meglio, è diventato uno di quegli autori per cui non c’è mai tempo per leggerne le opere, ma che sicuramente lo si farà un giorno o l’altro. Ieri è morto.

Non aveva senso brindare ad Hitch (così come sembra essere chiamato da chi gli si sente emotivamente vicino). Non per ricordare nulla di lui, né perché sentissi una mancanza che sono convinto maturerà man mano che leggerò i suoi testi. Aveva senso farlo, invece, perché nello stesso giorno della sua morte ho scoperto quanto, seppure indirettamente, abbia formato il mio pensiero. Quanto quello di coloro che mi hanno insegnato a ragionare piuttosto che a parlare. In questo, il brindisi non era alla memoria. Era alla scoperta.
Aveva senso brindare con Giovanni. Perché siamo amici. Perché fra gli amici, è quello più scomodo per parlarci e, allo stesso tempo, quello con cui ogni discorso tira fuori più spunti di riflessione. Perché nessuno dei due beve whisky. Nemmeno whiskey. E neppure bourbon, se è per questo. La storia la conoscete. Perché non è solo un amico, ma un buon amico. Mentre lui stimava enormemente Hitchens e ne soffriva la scomparsa, io ero appena in grado di collegare la persona al nome. Eppure in quel momento era proprio Hitchens a portarci al pub. A chiacchierare di tutt’altro, peraltro; a bere qualcosa insieme dopo sei mesi dall’ultima birra al Dean Swift. Ad imparare anche stavolta qualcosa di nuovo. Anche a questo, ho brindato. To Hitch.

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