Lascio Facebook

di Valerio Gori

Mi sono recentemente scoperto “dipendente da social network”. A leggere la frase cosi’, non sembra poi una grande novita’: si sente dire continuamente che un po’ tutte le generazioni giovani lo siano (ed anche quelle un po’ meno giovani, in parte). Eppure non ho mai appurato prima d’ora fino a che punto facessi parte dei questa categoria di alcolisti della rete. In realta’, ancora non lo saprei dire definitivamente. Uso il computer ed Internet regolarmente, quotidianamente, costantemente. Ma non e’ l’utilizzo della macchina a determinare la profondita’ del problema, quanto il suo fine!

Il mio profilo di Facebook e’ collegato a quello di 713 amici. Inutile dire che avrei grosse difficolta’ a riconoscere almeno la meta’ di questi, qualora li incontrassi in carne ed ossa. E molti altri, nello stesso caso di fortuito incontro, non potrei proprio fare a meno di ignorarli, poiché dubito di averli mai visti. Se questo è normale e, nei casi migliori, dettato dall’interesse per i pensieri esposti da una persona, piuttosto che dalla necessità di stringerne fisicamente la mano, per la maggior parte dei contatti si tratta di semplice noncuranza e disinteresse. Con la fatidica frase “ma sì, forse lo conosco. Nel dubbio lo aggiungo/accetto l’amicizia” mi sono ritrovato il wall intasato di banalità, bimbominkiate ed idiozie. A poco è servito cancellare dalle notifiche quanti desiderassero condividere pensieri, riflessioni o situazioni riguardo i quali mi trovassi in costante imbarazzo in quanto appartenente alla medesima specie umana (avvalorando l’idea che il razzismo per colore e/o cultura dovrebbe essere soppiantato nella coscienza collettiva da quello – socialmente valido – nei confronti degli imbecilli). Per quanti ne cancellassi, ne rimanevano sempre troppi. E, soprattutto, senza curare il male alla fonte (l’inserimento costante ed indiscriminato di amici), arginare il problema diventa faticoso quanto infruttuoso. Necessario, d’altra parte, se si desidera evitare di affogare. Tuttavia non ha senso aggiungere contatti per poi relegarli alla cerchia degli ammutoliti: tanto vale non aggiungerli affatto. Eppure se dovessi misurare il senso di un amico dal numero di interazioni, non avrei probabilmente piu’ di qualche decina di collegamenti al mio profilo in tutto. Fosse che non si considerano il numero di interazioni in se’, quanto il potenziale intrattenitivo di Facebook in toto (dal pettegolezzo all’informazione generale)? Ma, sinceramente, a me, di quello che fa Dima Tyan (primo nome apparso sul wall) cosa mi interessa? Riconosco le potenzialità di Facebook, ma temo di essere caduto nella questione madre di tutte le questioni riguardanti i social network, brillantemente stigamtizzata qui dal comico Guzzanti. Eppure ci sono anche persone la cui vita trovo piuttosto interessante. Non saprei però dire che effetto faccia il sapere informazioni parziali sulla loro quotidianità. Intriga a sapere di più o lascia incredibili silenzi perché ormai il grosso è svelato? E poi, voglio davvero sapere tante informazioni generali gratuitamente?

Di diverso avviso sarei nel caso limitassi l’uso di Facebook alla comunicazione pura e semplice fra me e gli amici che sento più o meno regolarmente. In questo caso sarebbe utile per l’organizzazione di uscite, partite, eccetera, eccetera… Eppure la maggior parte delle uscite non la organizzo via Facebook. E neppure le partite. Sono ancora parte di quella limitata cerchia di ultraventenni (ed underventicinquenni) che usa il cellulare, le e-mail, Skype… persino il telefono fisso a volte! Perciò lascio in calce i miei contatti per chi avesse questo impellente bisogno di mantenere un legame ed non avesse altro modo per comunicare a parte facebook (mi chiedo chi possa mai far parte della categoria… mah!).

e-mail e Google+ (lo so che è tipo Facebook, ma una cosa per volta): valgo87@gmail.com
Skype: nahdir87

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