Quando le relazioni internazionali diventano bambinesche

di Valerio Gori

Più va avanti il botta-e-risposta franco-turco, meno mi piace. L’incipit stesso della vicenda mi lascia perplesso: se si prescinde per un momento dall’oggetto che la legge va a tutelare – ovvero il riconoscimento del genocidio a danno degli armeni del 1915 – si tratta di una democrazia liberale che sanziona (con mano piuttosto pesante, peraltro) la libera ed eventuale espressione dei cittadini. Il governo di Sarkozy ha deciso di punire l’esternazione di un’opinione che, per insensata che sia, non intacca né libertà gerarchicamente uguali o superiori, né la sicurezza di altri cittadini. Perciò si tratta di un provvedimento  illiberale. C’è di più: il Parlamento francese si è macchiato di demagogia o, comunque, si è mostrato incapace. La prima, perché manca la reale intenzione di frenare un fenomeno – peraltro dubito sia esteso – ma vi è piuttosto interesse a mettere il vestito buono in vista delle elezioni. La seconda, perché, nel caso vi fosse davvero interesse a che nessun francese avesse dubbi riguardo il genocidio del ’15, non sarebbe certo questa legge a risolvere il problema. Se si desidera evitare che la popolazione si esprima in malafede o disinformata sui fatti, bisogna agire alla fonte del problema, ovvero la mancanza di insegnamento sul corretto modo di ragionare (logico e non dogmatico, in buonafede e non in malafede) e l’ignoranza dei fatti. Altrimenti servirà una legge per ogni genocidio, olocausto, complottismo, disputa territoriale, eccetera, eccetera. Il Ministero della Pubblica Istruzione è lì per questo.

Pochissimo mi è piaciuta la risposta del primo ministro turco Erdogan, che non solo ha richiamato l’ambasciatore per consultazioni, ma ha persino cancellato ogni incontro diplomatico. Negando le stragi del 1915, il governo turco ha agito esattamente come quello fondamentalsta iraniano in riferimento all’olocausto. Ha abbandonato la ragione e la logica e si è barricato dietro la malafede ed il revisionismo storico. Oltretutto  nessuno potrebbe incolpare la Repubblica turca di quanto fatto dall’Impero Ottomano quasi un secolo fa, persino se Ataturk stesso avesse preso parte ai massacri in prima persona! Le colpe dei padri non ricadono sui figli (tranne che in Germania, dove si sentono ancora in dovere di scusarsi per il Nazismo; a questo punto i turchi dovrebbero imparare dall’Italia, dove nessuno è mai stato fascista e comunque non c’entrava niente con nessuno).

Ho trovato però ancor più triste il momento in cui il governo di Ankara ha tentato di zittire quello di Parigi tirando in ballo la guerra Franco-Algerina. Il principio, al quale mi sono sempre opposto, è il classico non giudicare se non vuoi essere giudicato. Mettendolo in pratica, quello che ne verrebbe fuori sarebbe che, per determinare la capacità della Francia di accusare la Turchia di genocidio, si dovrebbero sommare algebricamente i morti armeni e quelli algerini e vedere se il risultato viene positivo, negativo e di quanto. Per motivi diversi, contestavo questo modo di ragionare in questo post.

Se i due governi si fossero sforzati un po’ di più ad essere coerenti con i principi ideologici che dovrebbero e dicono di voler seguire piuttosto che fare capricci internazionali, forse avremmo evitato una giornata politica tanto deprimente.

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