Dell’amore e dell’amore passato

by Valerio Gori

[Questo è per te. Perché tu possa ricordarti che niente è eterno. Neanche il dolore. Ed è bello perché è così]

E’ una giornata così, particolare. Di quelle che alle 16.00 ti sembrano appena iniziate e già troppo piene da dover finire. Ecco, sì. Una di quelle in cui alle cinque saresti già a letto o, magari, sbragato sul divano davanti alla televisione con l’intenzione di non spostarti fino a mattina. Sbragati, allora. Mettiti comodo. Per oggi, basta così. Hai fatto abbastanza. Hai vissuto abbastanza. Ne hai avute abbastanza. Chiuso. Non hai più i resti per nessuno.
In ultima analisi, è stata una di quelle giornate in cui sei stato costretto a sbagliare, a comportarti male, a far soffrire per poter finalmente soffrire anche tu.

Le storie passate non sono mai belle. Tutt’al più sono grigie. Lontane. Ricolme di una felicità che ormai non ti appartiene, che non riconosci e che non percepisci. Lo sai, che sei stato felice. Eccome. Ma lo sai come lo sapresti per due personaggi di un film. Lo dicono, lo mostrano, lo urlano, magari, ma rimangono lì, dentro uno schermo. E tu non vivi in quello schermo. Non ha niente a che vedere con te. Sono lontani. Non ti appartengono. Non li riconosci. E non li percepisci.

Le storie passate possono essere tristi. In qualche misura sono vive, ma vecchie. Le vedi sgretolarsi con la lentezza che ti concede il tempo, finché, un giorno, non ne rimane che il grigiore impresso in qualche foto, in qualche lettera, in qualche luogo. E ti ricorderai di essere stato innamorato. Ma sarà un amore lontano. Non ti apparterrà. Non lo riconoscerai. E non lo percepirai.

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