Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Categoria: Berlusconi contro tutti

Quando l’Europa è politica

by Valerio Gori

L’Unione Europea è un’unione economica e non politica. Questo, per quanto secondo molti sia sintomo di debolezza, è un principio più volte ribadito e difeso dai singoli governi. Non serve ricordare il fallimento della proposta di una Costituzione comune, né le più recenti decisioni/minacce da parte di alcuni paesi di abbandonare o sospendere il Trattato di Schengen. Lo stesso intervento militare in Libia ha mostrato quanto sia ancora lontana la possibilità di avere Bruxelles come centro politico degli stati membri. Non si deve tuttavia tralasciare il ruolo preponderante dell’economia nella politica. Durante una crisi, meno che mai. E l’economia, quella sì, ha il suo centro a Bruxelles.

In Italia, il governo Berlusconi aveva deciso una manovra economica tutt’altro che originale nella storia del Belpaese: scaricare l’onere dei tagli in bilancio sui futuri governi. Alcuni considerarono questa proposta come il testamento politico del premier, il quale avrebbe avuto poco da guadagnarci dall’essere primo ministro di un governo che, insediandosi nel 2013, sarebbe stato costretto a scontentare gli elettori già dal principio. Altri considerarono che avrebbe comunque avuto altri quattro anni, nel caso, per ripristinare la popolarità perduta a suon di tagli e tasse. Poco importa, dal momento che l’Europa è intervenuta. Economicamente, certo, permettendo all’Italia di godere di un costo del finanziamento del debito pubblico inferiore a quanto non avrebbe concesso il libero mercato. Politicamente, però, dal momento che Trichet chiese in cambio “a comprehensive, far-reaching, and credible reform strategy” che fissasse la data di pareggio di bilancio un anno in anticipo rispetto a quanto stabilito dall’attuale governo: in soldoni si tratta di mordere il freno prima e non dopo la fine di questa legislazione. Che si trattasse di una necessità di carattere economico è indubbio quanto l’influenza che la decisione avrà sulla politica italiana dei prossimi anni.

Il presidente Berlusconi ha superato brillantemente ogni accusa mossa alla sua persona. Poco importa che si trattasse di prostituzione minorile, corruzione o persino mafia. I suoi elettori continuavano a sostenerlo alle urne. Dimostrazione ne è il fatto che egli sia ancora lì, a capo del governo.
Quello che si prospetta come l’ostacolo più difficile da sormontare, però, è il mantenimento di questa affezione da parte degli italiani mentre questi impoveriscono, mentre i loro risparmi si erodono o scompaiono ed, allo stesso tempo, le tasse aumentano.
Non ha importanza se la causa di questa situazione difficile sia da ricercarsi nella prima Repubblica, nella crisi globale o se sia almeno in parte conseguenza di un governo stagnante ed incapace di riformare il paese. Gli italiani sopportano molto e si accontentano di poco, ma quel poco lo pretendono. Senza più soldi e senza più benessere la popolazione potrebbe rispondere alle lusinghe di Berlusconi come un somaro troppo carico all’offerta di una carota vecchia. Se il primo ministro sia in grado di convincere gli italiani a marciare per lui nonostante l’ingente peso questi si trovino a sostenere sulle proprie spalle è la domanda sulla quale si giocheranno le future elezioni.

Perché Berlusconi perderà le elezioni

by Valerio Gori

“Perché Berlusconi perderà le elezioni” non è un titolo provocatorio. Non sottoscrive speranze e questioni personali. Considera meramente un errore del premier che lo porterà alla sconfitta: il lifting. Ieri sera in diretta su RaiNews il primo ministro parlava ai giovani di Atreju. Non ho mai capito davvero per quale motivo un politico debba andare a prendere standing ovations da chi, sempre e comunque, lo appoggerà e voterà con religiosa passione, ma non importa. Il punto è l’estetica: Berlusconi appariva come un misto fra papa Benedetto XVI (del quale condivide la presenza di adepti, a quanto pare) e Patty Pravo (della quale supera di gran lunga il libertinismo): un’anziana persona, un po’ rotondetta, con la pelle stirata all’inverosimile. Gli occhi rimpiccioliti, ridotti a due fessure, per avere palpebre stese, la fronte liscia liscia, il naso storto e, soprattutto, nessuna espressione. Non si parla solo di luci di scena, ma di assenza di contrasto nel volto. Non una ruga, non un’ombra umana.

Non molto diverso da una maschera alla Vanilla Sky, in realtà. E se anche a voi questa metteva ansia e timore, quella di Berlusconi non farà un effetto tanto migliore: è un viso che imperscrutabile, che non trasmette nulla, che non si sa cosa pensi, cosa aspettarsi.

In una campagna elettorale che, se sarà in linea con quelle passate, sarà poco incentrata su programmi politici e molto sul “sapersi far volere bene”, una candidato privo di espressività è una persona della quale non è facile fidarsi. Non ci si riesce ad impersonare in chi neppure sembra umano, non sembra proprio “uno di noi”. Ed ecco che quel lifting esagerato va perciò contro il modo stesso di fare politica di Berlusconi (quello, per intendersi, in cui il premier cambia copricapo e si mischia con qualsivoglia categoria popolare). Nessuno ascolterà le parole, ma tutti vedranno una maschera di cera che, goffamente, proverà a farsi accettare come uno di famiglia da quelli che, le rughe, ce le hanno eccome, persino prima del dovuto. E perderà.

Chi di voi ha peccato, scagli la prima pietra

by Valerio Gori

Questo non è un post teologico. Nonostante ciò, però, è un post morale e sociologico. In realtà, non ha nulla a che vedere con la lapidazione, che ritengo una pratica barbara tanto da non meritare neppure un chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei (Giovanni 8:7), quanto piuttosto un non si scagliano pietre, punto! Assumendo la buona fede di Gesù, posso immaginare che, per quanto carisma avesse, eliminare una deontologia acclamata (Duteronomio 17:7) non gli sarebbe stato affatto possibile e così salvò quella Maria, pur non salvandone tante altre che si susseguirono nel corso dei secoli.

Tuttavia, se consideriamo l’affermazione come è stata poi sfruttata diverse volte, a quel punto mi trovo in dovere di schierarmici apertamente contro. Difatti ammettere come principio morale di comportamento il non scagliarsi contro qualcuno perché comunque in qualche occasione anche il più probo degli uomini ha sbagliato porta a due errori imperdonabili:

1. La mancanza di gerarchizzazione del peccato (non per forza religioso, anzi, da laico, lo considero nei confronti della società). Io ho evaso 50.000 euro di tasse, tu hai fatto bancarotta fraudolenta mandando per strada 200 dipendenti e siamo entrambi peccatori.

2. L’omertà che si viene a creare. Se non scaglio pietre perché io stesso ho peccato in qualsivoglia grado, nessuno scaglia più pietre e nessuno è più tacciabile di reato.

In una società libera è importante che chiunque possa dire al bue che questi è cornuto, anche se egli stesso lo è a sua volta. Citando ancora la Bibbia, seppure mi trovassi un trave nell’occhio, dovrei poter (e sarebbe giusto che lo facessi) criticare la pagliuzza nel tuo. Difatti, il mio essere (o essere stato in torto) non giustifica il tuo. La società tende e deve tendere al miglioramento e questo si ha solo attraverso il palesamento di ciò che vi è di negativo e la correzione di questo. Accordare a chi sbaglia il lusso di essere “uno fra tanti”, al contrario, dirige la società verso la recessione morale e culturale. E, naturalmente, fa il gioco di chi, fra tutti, sbaglia di più.