Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Categoria: Do It In My Back Yard

New York, New York: storia di un cattolico liberale

by Valerio Gori

L’idea di questo articolo sorse alla notizia del sostegno di Jim Alesi – senatore dello stato di New York, repubblicano e, soprattutto, cattolico – alla proposta di legalizzazione dell’estensione del matrimonio per le coppie omosessuali.

L’ormai socialmente assodato collegamento sono cattolico – sono contrario alla possibilità per i gay di sposarsi portava logicamente a ritenere impensabile che il sen. Alesi avesse potuto votare a favore. Difatti, ero spinto – schiavo della consuetudine – a ritenere che un fervente seguace della Chiesa di Roma non potesse avallare e persino favorire una pratica che la propria religione considera malata e peccaminosa. In realtà non è affatto così. Non in un paese liberale, perlomeno. Che in Arabia Saudita appartarsi con un uomo sia reato tanto grave da costare 200 frustate ad una diciannovenne, perché così è stabilito dal Corano, non significa che la stessa considerazione venga fatta in Inghilterra da chi segue i precetti di Maometto. O in Turchia, dove la maggioranza della popolazione è mussulmana. O in qualsiasi stato laico.

Kiss-In Paris

Kiss-In, Paris 2009. Gentilmente concessa da Philippe Leroyer

Perciò, quando qui, nella parte civile del mondo, si parla di religione e di Stato si parla di due sfere ben distinte della vita di una persona e comunità. Dire che un cattolico debba per forza di cose votare contro il matrimonio delle coppie omosessuali è da una parte contrario ai principi liberali e, dall’altra, non segue affatto quelli religiosi. Difatti o si decide che ogni cattolico debba comportarsi in modo tale da attrarre lo Stato entro la dottrina dogmatica della propria religione (e perciò si pone in essere l’imposizione di battesimo per legge), oppure si considera che, in un ordinamento liberale, un credente sia, prima di tutto, un cittadino e perciò si ponga davanti ai suoi simili con indole liberale. La confusione fra queste due sfere porta al principio “sono cattolico – non voglio che i gay si sposino” che non è altro che una banale fallacia logica detta non sequitur.

In realtà il principio logico vuole che “sono cattolico” sia seguito da “quindi non sposo una persona del mio stesso sesso” e non “sono cattolico quindi TU non sposi una persona del TUO stesso sesso”. Sarebbe lo stesso dire “sono cattolico quindi TU domenica vai a messa” o “sono cattolico quindi TU crederai in un solo Dio, Padre onnipotente, ecc…”.
Dal momento in cui lo Stato si è secolarizzato e la Curia ha mantenuto solamente un potere spirituale, ogni individuo è stato libero di credere in ciò che preferiva, di fare ciò che desiderava di domenica e di avere i propri diritti riconosciuti in maniera uguale rispetto ai propri concittadini. E se un cattolico non mi impone (neppure per salvare la mia anima dall’inferno o la società dal collasso) di mangiare il corpo di Cristo, non mi impone di far festa a Pasqua e Natale, non mi impone di lodare il loro Dio, allora non può impormi di non sposare la persona che preferisco. Anche se del mio medesimo sesso.

Let it be TAV

by Valerio Gori

Preannuncio che non è mia intenzione scendere in dettagli sulla realizzazione del collegamento Torino-Lione, di cui – diciamoci la verità – non saprei abbastanza per commentare la bontà del progetto. Non sto neppure a sindacare le ragioni di chi contesta la validità della scelta economica – che pare attestarsi su un investimento pari a €21 mld. Al massimo posso esprimere dubbi sulle certezze di chi la considera un inutile sperpero di denaro improvvisando previsioni di lungo termine senza dati sufficienti e senza considerare che la TAV non è Torino-Lione, ma Lisbona-Kiev (peraltro con diramazioni). Per mia personale fede, sono tendenzialmente portato a considerare gli investimenti in infrastrutture al minimo una spesa non ottimale, forse perché ritengo che un paese per svilupparsi non ne sia mai sazio, ma queste sono considerazioni generali.
Fra gli argomenti che mi attirano di meno, ci sono poi l’analisi dei dietrologismi e complottismi vari, che vedrebbero il governo colluso con la mafia, con cui sono collusi con gli imprenditori, che hanno contatti a Bruxelles che al mercato mio padre comprò. A chi pensa che l’opera non debba essere completata perché in odore di infiltrazione mafiosa, chiedo quale opera compierebbe in Italia e come farebbe a non avere il dubbio che vi si presenti lo stesso identico problema anche lì. A meno di non voler rimanere a livelli infrastrutturali insufficienti per garantire lo sviluppo del Paese, non si può ragionare seguendo questa logica.

Sono invece colpito dall’aspetto politico della vicenda, fra l’atteggiamento NIMBY di chi, seppure progressista e di sinistra, si schiera contro la costruzione della TAV come il Presidente Vendola (e del molto meno progressista e molto più populista Grillo) e l’atteggiamento di lungo periodo del governo – alla cui voce si è aggiunta buona parte della sinistra – che rinnega il populismo, che ha solitamente contraddistinto le sue scelte, per difendere un progetto impopolare. Un governo che, una volta tanto, non si mostra isolazionista, ma piuttosto europeista (forse dimenticando che il più fervente sostenitore di quest’idea in Italia era Prodi). Ai primi contesto di non poter mettere davanti al benessere e progresso non solo nazionale, ma dell’intera Unione, gli egoismi di poche migliaia di persone. Ragionando in questa maniera, non si costruirebbe più nulla in nessun luogo. Allo stesso modo non condivido la mancanza di una visione di insieme e di lungo periodo, per cui collegare l’Europa – in particolare l’Est e l’Ovest – in maniera veloce e stabile non sembra un progetto sufficiente perché l’Italia stanzi €21 mld. In un mondo globale ed ancor di più all’interno di una Unione (che vogliamo far crescere e non morire) non c’è spazio per gli isolazionismi. Che davvero il governo l’abbia capito?