Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Categoria: Fatti non fummo a viver come bruti

C’s story of India

by Valerio Gori

This time I write in English. Explaining the reason is not relevant. It would be the very same note in whatever other language, if the reader is sincerely interested in getting the heart of the matter. Nonetheless, as this is not my first language, please go over mistakes and misusage of words. I am no writer. Nor I would want to be.

For the last few days I had no chance to keep the blog up to date. Monsoon caused continuous and frequent blackouts and my possibility to connect to the Internet was then compromised. No big deal. Only a few remarkable events happened and I took note of them so that my memory does not have to hold the responsibility of storing them for too long. That is something of a certain relevance when genetics claim you as a potential Altzheimer affected person in the next decades.

Today we leave from Pushkar. We spent here way too much time to visit it, yet just enough to recover from our tireness. At the end it was too much of a touristic place, where nonetheless we found some India too jumping on a random farmers’ truck for a lift or waiting for the sun to shine after the monsoon into the dirtiest restaurant of the city. But this is not today’s topic.

Pushkar is connected to the rest of India through Ajmer, the closest city, located few kilometres SE. And here it starts the post: from Ajmer train station.

Being early in stations guarantees that trains are not missed, but raises the question on how to fight the boare. Travelling in two, it is quite easy to keep ourselves occupied as we wait for time to pass by. For example, we play cards. But we need to be sitted down to play. Fortunatly stations have waiting rooms. And in the waiting room of Ajmer station we found C.

C is an English man, on his thirties. He studied history. Asian history for what concerns us. A few years ago he started to travel. He went to Cambodia, Viet Nam, Thailand and all SEA. He enjoyed his staying in these places. Then, this summer, he came to India.
When I first saw C I knew something strange was on. He was the only white guy in the room and, as we got in, he freed the two seats close to him from his stuff. He was clearly holding too much load on himself to be confortable, but he seemed to feel some sort of homesickness. And we represented the closest thing to home he could get. He has been in India for a few weeks and only five days were left before heading back to Manchester. Five days… Five days were more than he could stand. One last thing he whished to see – the Golden Temple – than he would have spent the rest of the time in his hotel room. It seems weired to hear it this way, but it maked sense when he started to describe all reasons that brought him to act so weirdly. India is not a country that lets you enter within its culture, if some remains. Tourism and money corrupted it in such a way that you can never be more than a bag of money on two legs. No respect, no long-term orientation. There is no order in the way you are thricked and played for a fool. Can take pictures of ruins. Can take pictures of people. But cannot really get part of their life and, moreover, the possibility to reach the historical and cultural heritage of India is compromised. Nothing similar ever occurred to him. Nor in Cambodia, not in any other country.
Hearing these words I felt lucky of my few, genuine experiences here, but, at the same time, I was not able to dissent completely. And I felt sad. Sad for him. Sad for India. Not for me, though. I had my share of genuine India. It was enough. But I knew how he felt. He was just more sensitive than I am. And he suffered the fact that he was disrespected as a person. Because he was no person: he was money. And he was not referring to baggers, which might be justified by their lot. All types of indians seemed to act the same way, even government rail officers, apparently.
He was overwhelmed by all sort of people surrounding him, invading his privacy, touching, pushing, talking one over the other. Ruining its opportunity to see India. And he could do nothing more than leave. So he did. And with all the sadness and anger in his soul he told me “there is no worst place than India”.

Che bel mondo!

by Valerio Gori

Martedì mattina. Ieri sera l’Italia si è qualificata alle fasi finali degli Europei. Ero a sostenerla in casa del nemico, in casa mia (pub irlandese a Roma). Sudato. Accaldato. Mi è costato lavorare fino all’una da casa, ma ne è valsa la pena. Non per il calcio, ma per il tifo, che è meglio!

Stamattina, invece, ho trovato un nuovo motivo per cominciare la giornata con il buonumore. Un motivo del tutto diverso. Me (ce) lo regala Coca Cola ed il Post lo pubblica. E’ un video e, se lo vedrete, vorrete postarlo dappertutto, perché non solo è fantastico, ma, senza che ve ne accorgiate, vi fa venire voglia di fare qualcosa di bello per gli altri. E condividerlo è un primo passo!

Oggi tocca a Mahler!

by Valerio Gori

Mi lamentavo di tanto in tanto del poco tempo a disposizione per ascoltare musica. Mi lamentavo perché lamentarmi mi piace un sacco. Non solo perché la considero una spinta propositiva verso il risolvere situazioni. A me, lamentarmi, piace a prescindere. Sono un lamentoso. Mica puoi stare ore a parlare di come vada tutto bene: sai che noia? No, se va tutto bene tronchi con un “va tutto bene”. Se invece puoi sfoggiare tutta la tua vena critica contro qualcosa, lì sì che il discorso si fa interessante davvero. E non immagini neppure i livelli di psicosi che riesci a raggiungere mentre ti fomenti dei tuoi stessi lamenti. Beh, stavolta mi lamentavo – come dicevo all’inizio – del poco tempo a disposizione che, dovendo essere sfruttato per mille attività (fra le quali annovererei anche l’oziare, che merita il rango di “attività” anch’esso), non mi lasciava molto spazio per lettura e musica. Non qualsiasi musica. In motorino ascolto l’iPod, ma insomma, si tratta di mezz’ora al giorno nel traffico di Roma. Non è un vero ascoltare, quanto piuttosto un creare interferenze ai vari clacson, sirene, urla, ecc.

Il mio lavoro mi concede una certa disinvoltura nel gestire il mio spazio personale, costituito da due scrivanie: quella fisica e quella virtuale del computer. La prima mi dà ben poche soddisfazioni. In fondo, non è altro che un’asse di legno su cui stanno poggiate scartoffie, documenti e telefono (e tutto il resto con cui decido di disordinarla in maniera squisitamente personalizzata). Il laptop, invece, qualche soddisfazione me la concede. Ed oggi, una in più: la musica. Dovendo lavorare (generalmente lavoro, non scrivo sul blog. Il tempo che mi concedo oggi fa eccezione), non posso spararmi gli AC/DC a palla nelle cuffie. Serve qualcosa di tenue, rilassante e senza parole. Cosa meglio della musica classica che, mio malgrado, sto trascurando in questi ultimi anni? Lo so, magari suonerà noioso o persino strambo sentire Rock anni ’70 la mattina e la sera e Beethoven & co. il resto del giorno (la scelta dell’autore è volutamente semplicistica. Avrei potuto scrivere Shostakovich ed al massimo alcuni avrebbero ricordato la jazz suite di Eyes Wide Shut, altri avrebbero pensato “certo che questo qua è proprio snob, perché non scrivere semplicemente Beethoven? Mo’ non è che uno, più ha il nome impronunciabile più è di nicchia!”. Quelli che davvero conoscono un po’ di musica classica, probabilmente, se ne sarebbero fregati comunque del nome, quindi non rientrano nella survey). Dicevo, magari suonerà strano, ma strano non è. Anzi, è perfetto. Posso riascoltare i brani che più mi piacciono senza farmi distrarre ed anzi ricercare quelli che non ho mai affrontato prima sentendoli e risentendoli a manetta (tanto, in 10 / 11 ore di lavoro ne ho di tempo per farmelo entrare in testa). Posso, in sintesi, sottopormi ad una sorta di ipnopedia huxeliana finché i “nuovi” brani non si insinuano nelle sinapsi e passo oltre. In questa maniera mi scorro autori interi o persino periodi musicali, scegliendo accuratamente secolo e luoghi geografici per mettere in ordine l’archivio di nuove conoscenze.

Già lo so che qualche amico commenterà con un semplice “è tornata la checca bohemienne” o giù di lì. E ci sta. Ma volete mettere che pace sentire il capo che ti avverte che devi rimanere a lavoro fino alle 22.00, con l’Italia che si gioca la qualificazione alle 20.45, ed invece che avere “Kill em all” dei metallica a spronarmi alla strage, posso fare spallucce e cullarmi con il terzo movimento della I sinfonia di Mahler? L’effetto è più o meno quello di una morfina leggera, leggera. Legale, però e sicuramente più a buon mercato. E non muore nessuno. Scusate se è poco!