Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Categoria: Italiani si nasce

Redditi Online: se è ricco, è perché ha rubato!

by Valerio Gori

Recente notizia: il governo Italiano è in procinto di studiare l’ipotesi per il reinserimento degli stipendi dei cittadini in rete. In questo tormentone estivo caratterizzato da un passo in avanti, uno indietro e – a quanto pare – uno al lato, diventa difficile seguire la trasformazione in atto nel paese. Un punto, però, sembra chiaro: il sommerso va riportato a galla in qualche modo. Ci si era pensato con una tassa fissa sui beni di lusso, con una mandrakata non ben specificata, eccetera, eccetera. Oggi viene fuori l’ipotesi internet. In poche parole, essendo l’Italia un popolo da reality e social network, l’idea è di trasformare ogni persona in un “piccolo fratello” che vada a denunciare chi scopre avere un reddito troppo alto rispetto a quanto, a palmi, dovrebbe avere. In teoria, il sistema dovrebbe funzionare, eppure mi riservo qualche dubbio.

Le verifiche fiscali, in un ordinamento giuridico fatto di un’infinità di leggi, legguccie, articoli ed articoletti è una giungla nella quale pochi impavidi e preparati Sandokan della ragioneria sanno addentrarsi. Professionisti che costano e che, perciò, possono essere assoldati da chi, di disponibilità finanziarie, ne ha. Naturalmente non è sempre così: dipende da che tipo di tasse si pagano. Tuttavia, dato che il problema dell’evasione ricade principalmente su professionisti privati, più questi avranno bisogno di nascondere, migliore sarà il loro commercialista, maggiori saranno le leggi che saranno tenute in considerazione. Allora dove sta il problema? Nel fatto che, comunque, le verifiche fiscali sono uno spettro. Soprattutto per chi non può o non vuole corrompere i funzionari delle fiamme gialle (pratica sostitutiva od integrativa della presenza di commercialisti capaci). Soprattutto per chi non ha un commercialista a seguire ogni passo, ma solo a stendere le dichiarazioni. Eppure, generalmente, queste persone non guadagnano così tanto da destare sospetti di evasione. Ma siamo davvero sicuri che noi piccoli fratelli denunceremmo davvero chi sospettiamo di frode allo Stato? La verifica è semplice: 

1. Pensiamo a chi denunceremmo, così, alla buona, perché senza saper leggere né scrivere, ci potrebbe stare.
Per coloro che non hanno fatto nomi, perché ritengono questo primo passo assurdo, complimenti, sono con voi. Però, c’è ancora la fase successiva…

2. Pensiamo a chi ci denuncerebbe (magari se avessimo una piccola attività), anche solo sulla base di antipatie, tensioni, scontri fra vicini, idee politiche opposte, insomma, tutto nel calderone va bene.
Chi non ha tirato fuori nessun nome neppure qui, o vive da solo sulla vetta del K2, oppure è meglio che non apra mai un’attività. 

Il punto è chiaro: le denunce non prenderebbero la direzione desiderata (denunciare chi evade), ma, nel dubbio, pensando che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo le nostre magagnucce, o staremmo zitti sperando di non ricevere a nostra volta una denuncia oppure denunceremmo a destra e a manca tutti gli antipatici, i brutti, quelli con i capelli rossi e chi ci va di più. Per non contare di chi, magari sudandoselo, si è guadagnato quello che noi avremmo sempre voluto e non abbiamo mai avuto. Ecco, un’altra bella idea per spingere verso il basso chi non riusciamo a raggiungere.

Innovazione all’italiana

by Valerio Gori

ovvero una geniale trovata per non diventare efficienti

Mi trovo alle prese con l’implementazione dell’efficienza tutti i giorni. Ci scrivo la tesi. L’idea di base – che mi è stata giustamente insegnata nel corso di Operations Management – è quella di trovare un problema, definirlo, misurarlo, analizzare i dati, trovare una soluzione e controllarla (il cosiddetto DMAIC). Questo nel metodo Americano, Giapponese, Nordeuropeo e di tutte le culture con approccio diretto ai problemi…

Mi trovo alle prese con i mezzi pubblici di Roma tutti i giorni. Abito in periferia. Non in quelle periferie da palazzoni con 30 famiglie dentro, nè in quelli con le scritte sui muri; ma nemmeno quelle fortunate sotto le quali corre la metropolitana. Abito in una periferia di quelle comuni e, come tutti quelli che non hanno la fortuna di vivere al centro (o di trovarsi sotto casa una fermata della Metro), la mobilità è da sempre un problema di una certa rilevanza. Prima di poter guidare la macchina, la notte bisognava scomodare genitori, fratelli, cugini, amici più grandi o chiunque altro per poter tornare a casa. Oppure ci si portava il pijama e ci si appoggiava da qualcuno che abitasse in zone più centrali. Ed anche con la macchina, il problema non è certo risolto. Volendo (od essendo costretti ad) evitare di stare incolonnati nel traffico, di fare ginnastica a forza di premere la frizione, di spendere patrimoni ed eredità in parcheggi e multe l’alternativa diventa davvero avventurarsi nella giungla dei mezzi pubblici.

Qualche tempo fa un turista giapponese mi chiese dove potesse trovare gli orari ai quali l’autobus che aspettava sarebbe passato per quella fermata. La mia risata fu smorzata solamente dal senso di desolazione che provavo nel ricordare che, in ogni Paese nel quale abbia vissuto negli ultimi tempi, quella tabella esisteva davvero e veniva rispettata con margine di pochi minuti. Alla fine, il povero malcapitato dovette attendere una mezz’ora sotto il Sole, indeciso se io lo stessi prendendo in giro (non sembrava convinto della possibilità di non avere un sistema che prevedesse il passaggio dei mezzi a scadenze prestabilite) e se effettivamente il suo autobus passasse di lì.

Pochi giorni fa, trovandomi ad aspettare una buona quarantina di minuti in attesa che il 765 mi riportasse a casa, presi ad intrattenermi con un simpatico signore lì vicino, anch’egli in attesa. Mi spiegò che, grazie ad un GPS era possibile rintracciare gli autobus e, quindi, essere a conoscenza dell’approssimativo tempo di attesa attraverso un qualsiasi congegno collegabile ad internet. Perciò, di lì a presto, mi spiegava, mi avrebbe lasciato da solo ad aspettare, giacché il suo autobus era in arrivo, mentre il mio non era neppure al capolinea. Il tutto facilmente riscontrabile sul suo Blackberry.

Il servizio si chiama Atac Mobile, usufruibile gratuitamente al sito www.atacmobile.it. La dimostrazione di come, invece che risolvere la questione della puntualità dei mezzi di trasporto pubblici, si sia attaccato il problema alle spalle, lasciando che il cliente si adatti alle problematiche dell’Atac, piuttosto che l’Atac alle necessità del cliente.