Il cacciatore di draghi

"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere." (citazione da citazione di un amico)

Categoria: Politica Interna

Io, me e le primarie

by Valerio Gori

Non ho mai votato a delle primarie. Non a quelle del PD, né a quelle di… di… perché, ce ne sono altre? Beh, fra poco sì. Fra poco ci saranno anche le primarie del PdL. Neanche voglio immaginare Bruno Vespa a fare gli exit poll di quanta gente stia andando a votare a quelle dell’una rispetto a quanti fecero lo stesso, magari 18 mesi prima, a quelle del concorrente al governo. Mi risparmierei volentieri la visione di queste scenette, anche se mi costasse guardare Sanremo 2, la vendetta con Rodrigo Taddei nella parte di Belen e le partite della A.S. Roma con Belen al posto di Taddei! Lo farei davvero, ma poi penso che, alla fine, non guardo Vespa senza bisogno di fare voti o chiedere al Cielo calamità di minore impatto psicologico; non lo guardo senza dovermi strappare gli occhi né rompere il televisore; non lo guardo semplicemente cambiando canale, leggendo un libro, mettendo un DVD o uscendo. Direi che il problema può perciò considerarsi risolto (anche se Belen alla Roma… tanto Taddei ormai ha i piedi fucilati, un 36 con 12 cm di tacco non potrebbe fare peggio)!

Le primarie, già. Perché, magari non sembra, ma questo è un post importante! Già. Le primarie… Le primarie in Italia fanno tanto partito costruito dal basso contro partito caduto dall’alto (Altissimo, persino, con la A maiuscola, le nuvolette, i puttini e tutto il resto!), flessibilità contro staticità, ritorno al popolo contro distacco dall’elettore, bianco contro nero, buoni contro cattivi, Cowboys contro indiani, Ribelli contro Impero (no, Bersa’, tranquillo, Berlusconi non è tuo padre – e va’ a capi’ chi è la madre poi!), eccetera, eccetera… A sentirla così, si direbbe che la prima categoria sia in netto vantaggio, se non sulle navette spaziali, se non altro sul capire cosa vuole la gente. Cavolo, non fa altro che domandare all’elettorato come vuole essere rappresentato, da chi, con che colori, petto singolo o doppiopetto, scarpa marron o scamosciato, ma se ci mettessi uno spruzzo di calvizie piace di più? Pare di crearsi il personaggio con The Sims! Ed invece no! Sembra incoerente, ma dopo che ci si è scelti come si vorrebbe essere rappresentati dalla sinistra, finiamo con il votare per chiunque altro: l’ancestrale nemico Dart Fener (nella versione di Mel Brooks, però) o il sarchiapotto pacioccoso e peloso che sembra Lillo di Lillo&Greg versione “30’anni dopo”, giusto per fare un paio di esempi. Fatto sta che il PD ha perso tutte le elezioni dell’Universo (non solo politiche: anche Miss Parlamentare, Mister eleganza, giù giù fino alla votazione su chi dovesse pulire i bagni di Montecitorio il Venerdì).

Le primarie… dicevamo. Delle primarie non me ne poteva fregare di meno. Non chiudevano mica le scuole per le primarie! E poi, chi li conosceva i rappresentanti delle mille mila correnti dei DS, poi diventate le mille mila correnti del PD? Naaa, se la vedessero fra di loro. Tanto, comunque, non li voto!

Ed invece… adesso sono cresciuto un po’, so chi non votare (molto meno chi votare), eppure andrò a dire la mia attraverso le primarie, per qualsiasi partito si offra di dare un valore (spero maggiore dell’Euro che si fanno lasciare) alla mia opinione.  Anche per quelli che “nun te voterebbi manco co la tessera elettorale de ‘nartro”, per quelli che “piuttosto mi candido io e mi voto da solo”. Se si tratta di primarie, voterò anche per quei partiti. Non importa tanto decidere quale persona diventi capo del governo (o governatore, o sindaco). Mi interessa molto di più che, comunque vada, la scelta sia ristretta ai candidati che vale la pena governino.

Quando l’Europa è politica

by Valerio Gori

L’Unione Europea è un’unione economica e non politica. Questo, per quanto secondo molti sia sintomo di debolezza, è un principio più volte ribadito e difeso dai singoli governi. Non serve ricordare il fallimento della proposta di una Costituzione comune, né le più recenti decisioni/minacce da parte di alcuni paesi di abbandonare o sospendere il Trattato di Schengen. Lo stesso intervento militare in Libia ha mostrato quanto sia ancora lontana la possibilità di avere Bruxelles come centro politico degli stati membri. Non si deve tuttavia tralasciare il ruolo preponderante dell’economia nella politica. Durante una crisi, meno che mai. E l’economia, quella sì, ha il suo centro a Bruxelles.

In Italia, il governo Berlusconi aveva deciso una manovra economica tutt’altro che originale nella storia del Belpaese: scaricare l’onere dei tagli in bilancio sui futuri governi. Alcuni considerarono questa proposta come il testamento politico del premier, il quale avrebbe avuto poco da guadagnarci dall’essere primo ministro di un governo che, insediandosi nel 2013, sarebbe stato costretto a scontentare gli elettori già dal principio. Altri considerarono che avrebbe comunque avuto altri quattro anni, nel caso, per ripristinare la popolarità perduta a suon di tagli e tasse. Poco importa, dal momento che l’Europa è intervenuta. Economicamente, certo, permettendo all’Italia di godere di un costo del finanziamento del debito pubblico inferiore a quanto non avrebbe concesso il libero mercato. Politicamente, però, dal momento che Trichet chiese in cambio “a comprehensive, far-reaching, and credible reform strategy” che fissasse la data di pareggio di bilancio un anno in anticipo rispetto a quanto stabilito dall’attuale governo: in soldoni si tratta di mordere il freno prima e non dopo la fine di questa legislazione. Che si trattasse di una necessità di carattere economico è indubbio quanto l’influenza che la decisione avrà sulla politica italiana dei prossimi anni.

Il presidente Berlusconi ha superato brillantemente ogni accusa mossa alla sua persona. Poco importa che si trattasse di prostituzione minorile, corruzione o persino mafia. I suoi elettori continuavano a sostenerlo alle urne. Dimostrazione ne è il fatto che egli sia ancora lì, a capo del governo.
Quello che si prospetta come l’ostacolo più difficile da sormontare, però, è il mantenimento di questa affezione da parte degli italiani mentre questi impoveriscono, mentre i loro risparmi si erodono o scompaiono ed, allo stesso tempo, le tasse aumentano.
Non ha importanza se la causa di questa situazione difficile sia da ricercarsi nella prima Repubblica, nella crisi globale o se sia almeno in parte conseguenza di un governo stagnante ed incapace di riformare il paese. Gli italiani sopportano molto e si accontentano di poco, ma quel poco lo pretendono. Senza più soldi e senza più benessere la popolazione potrebbe rispondere alle lusinghe di Berlusconi come un somaro troppo carico all’offerta di una carota vecchia. Se il primo ministro sia in grado di convincere gli italiani a marciare per lui nonostante l’ingente peso questi si trovino a sostenere sulle proprie spalle è la domanda sulla quale si giocheranno le future elezioni.

Avanti Popolo, alla riscossa. Bandiera verde, bandiera verde

by Valerio Gori

Di idee mal poste e poi rinnegate, gli esponenti della Lega ne hanno il cilindro pieno. Capita che se ne escano con fazzoletti sporchi che, dopo una tirata di redini, vengono prontamente trasformati in colombe. Tuttavia ritengo che un trucco da circo non sia sufficiente a cancellare il fatto che, effettivamente, gli stracci luridi ci fossero e ci sono. Difatti, cercando di essere un elettore responsabile, non mi sentirei mai di dare un voto a offre un giro di casa dopo aver chiamato una ditta a ripulirla da cima a fondo: saprei per certo che, dopo un mese o due, la lordura tornerebbe a galla e, per qualche anno, non ci sarebbe modo di evitare ai suini di pascercisi dentro.
Il 22 Agosto 2011, il Ministro Calderoli dichiarava:

L’idea è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all’imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L’informatica oggi può aiutarci molto, e l’obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il fisco, da certi leasing alle società di comodo. (Marco Cremonesi, Wall Street Italia, 22 Agosto 2011)

In poche parole: una tassa patrimoniale sui “ricchi”. Nulla mi ha stupito di meno della smentita/precisazione con cui l’idea è stata poi ripresentata pochi giorni dopo. Il sole verde delle alpi non è nuovo a buttare in piazza idee populiste per poi sciacquare i panni nel Tevere. Perciò dall’idea di tassare chi possiede beni di lusso, così da catturare nelle reti anche coloro che hanno evaso indirettamente il fisco, si passa ad una non ben specificata idea incentrata unicamente nello stanare gli evasori. Come spiegano Di Girolamo e Marro, “la tecnicalità del provvedimento è ancora da definire” (Corriere della Sera, 30 Agosto 2011). Più o meno, quello che il Ministro Calderoli sta facendo è quello che, nella Napoli di fine ‘800, si definiva con l’ordine facite ammuina: un gran chiasso, una moltitudine di dichiarazioni, basate su intenzioni non ben definite.

Anche prescindendo dal cambio delle carte in tavola, quello che preoccupa è il fatto che un governo che si definisce liberale possa avallare proposte che mirano alla demonizzazione della proprietà privata. Neppure servono commenti sulla necessità di trovare un capro espiatorio alla crisi. Grazie al Cielo il periodo storico è differente, ma la stupidità di una mossa in tal senso si è già vista verso l’etnia ebraica nella Germania della prima metà del XX sec. Se il rischio di leggi razziali è debellato, quanto ancora perché la stessa mentalità social-populista faccia la stessa fine? Purtroppo puntare il dito verso “i ricchi” è facile, soprattutto se si cerca l’approvazione delle masse che, di barche, cavalli e super berline non ne conosce nemmeno il prezzo. La domanda che sorge spontanea, però, è: vogliamo davvero, in un Paese che basa la propria economia sulla produzione di beni di lusso, additare chi li possiede come untori?