Sottotitolare

Sottotitolare non è facile. Vada per Il cacciatore di draghi. Sembra pur sempre un titolo da quattordicenne invasato di Tolkien, ma ci può stare, soprattutto se accompagnato dalla sincera speranza che chiunque incappi nel blog vada ad aprire il riferimento che spiega il perché si sia scelto un nome tanto facilmente fraintendibile. E così si chiude la questione. Invece no. Ma proprio per niente. Sotto al titolo, c’è sempre un sottotitolo. Altrimenti perché chiamarlo così, giusto?
La prima, faticosissima, riflessione aveva prodotto:

ovvero far tesoro delle proprie esperienze quando i draghi sono ormai estinti

Non che potessi dirmi sinceramente soddisfatto, ma poteva suonare. In fondo, aiutava ad instillare il dubbio che forse questo cacciatore di draghi non fosse proprio convenzionale e che se il tenutario del blog aveva deciso di piazzare un link con la scritta “Il cacciatore di draghi?” – con tanto di punto interrogativo in bella vista – una ragione c’era! Tolta questa proprietà, rimaneva un sottotitolo un po’ così, senza molto significato. Difatti, al contrario dell’eroe della leggenda, io non ho esperienza da insegnare (e ci mancherebbe altro, alla mia età!) e, peraltro, non sono mai stato bravo ad uccidere i draghi. No, effettivamente non era il massimo, ma la pigrizia non solo mi impediva di rimetterci mano, ma mi ci faceva persino affezionare ogni volta che lo leggevo!

Ebbene, oggi Giovanni mi suggerisce una citazione da – pare – Gilbert Keith Chesterton:

“Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.”

Non che mi sconfinferasse troppo all’inizio (sì, perché nonostante sia sottolineato come errore da WordPress, sconfinferare è un verbo italiano). Come detto sopra, la frase era scelta ormai, mi ci ero affezionato. E poi, non è che uno può stravolgere un blog così, da un giorno all’altro: quei quattro lettori che mi seguono ci potrebbero rimanere perplessi (e dico quattro non come Manzoni diceva venticinque: siete davvero quattro!). Oltretutto, era proprio sputtanata come frase. Eppure… ci stava proprio bene! Non che questo blog abbia alcuna intenzione o interesse nell’insegnare. Le discussioni sono aperte a chiunque lo desideri certo, ma Il cacciatore di draghi è nato essenzialmente come estensione di un Moleskine sul quale non posso cancellare le macchie di inchiostro che prendono la forma di frasi stupide. Nonostante questo, però nel riportare idee e riflessioni vi è proprio il nocciolo di un desiderio di catarsi. Se perciò consideriamo i draghi come tutti i vincoli mentali, le tradizioni non ragionate, i cliché, i preconcetti, beh, questo blog cerca di aiutarmi a sconfiggerli. E se aiuterà anche qualcun altro a sconfiggere qualcos’altro, ancora meglio! A questo punto, il suggerimento non solo è benvoluto (lo sarebbe stato anche qualora l’avessi ritenuto inadatto), ma persino appropriato! Ed allora, eccolo lassù, in cima ai post a ricordarmi perché sto scrivendo.

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